È tempo di condivisione, è tempo di sharing economy!

Si parla della sharing economy come di un cambiamento epocale che sta portando grandi benefici sociali, ma che sta generando anche non pochi conflitti. È il caso, per esempio, di fenomeni come le grandi piattaforme internazionali quali Airbnb, presente in quasi 200 paesi ed è valutata intorno ai 25 miliardi di dollari, Blablacar o Uber che opera in più di 400 città in quasi 70 paesi, con un milione di autisti a livello mondiale e un valore di oltre 50 miliardi di dollari. Quest’ultima infatti ha dovuto affrontare non poche difficoltà, anche in Italia, difendendosi dall’accusa di concorrenza sleale. La rapidità di diffusione di piattaforme di condivisione e la portata del cambiamento che propongono chiedono necessariamente una riflessione al riguardo.

È tempo di condivisione, è tempo di sharing economy!

Jeremy Rifkin, l’economista e scrittore statunitense, teorico della terza rivoluzione industriale, considerato uno delle 150 personalità che influiscono in misura maggiore sull’amministrazione pubblica degli Stati Uniti, parla della sharing economy come della “risposta ai cambiamenti climatici, all’ecosistema in difficoltà, alla distribuzione della ricchezza a dir poco squilibrata, a una crisi economica che non ha dato tregua per anni. Un’economia basata sull’internet delle cose, l’unica soluzione che può, in breve tempo, salvare una specie, quella umana, che altrimenti potrebbe non vedere la fine del secolo”.

Ma cosa si intende per sharing economy e quali sono le caratteristiche fondamentali? Prendiamo in prestito la definizione che nel 2015, a conferma di quanto il fenomeno sia recente, ne da l’Oxford Dictionary: un sistema economico in cui beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet.

Ed ecco le caratteristiche fondanti della sharing economy:

  1. La Piattaforma. L’azienda non eroga un servizio dall’alto, ma crea le condizioni, attraverso una piattaforma web, per far incontrare le persone e favorire lo scambio e la condivisione di beni e servizi.
  2. La Community. L’aspetto fondamentale da gestire non sono più i prodotti, ma le persone che formano una vera e propria comunità.
  3. La Convenienza. L’incontro e lo scambio tra le persone è favorito da una convenienza non solo in termini economici, ma anche di tipo esperienziale.
  4. La Tecnologia semplifica i contatti tra le persone rendendo tutto più rapido, immediato e annullando le distanze.

Di fronte al profondo cambiamento dei mercati a cui stiamo assistendo ci si interroga se sia il caso di accompagnare tali inevitabili mutamenti, piuttosto che contrastarli, magari sviluppando regole che garantiscano il corretto funzionamento delle piattaforme evitando squilibri.

Cosa ne pensate?

Per approfondimenti su cosa sia oggi la Sharing Economy potete consultare l’ultima indagine realizzata da PwC